La nuova (cioè vecchia) legge sulle droghe

Ha sempre un nome fatto di due cognomi (Iervolino-Vassalli), ed entrerà in vigore non appena la Corte Costituzionale dirà perché la Fini-Giovanardi non andava bene.

Lo scorso mercoledì 12 febbraio la Corte Costituzionale ha cancellato, dichiarandone l’incostituzionalità, la cosiddetta Fini-Giovanardi, una legge approvata nel 2006 dal governo Berlusconi che modificò in modo sostanziale le norme sull’uso delle sostanze stupefacenti, equiparando sostanzialmente le droghe leggere a quelle pesanti.
La Consulta ha spiegato che la bocciatura è dovuta alla violazione dell’articolo 77 della Costituzione, quello che disciplina l’uso dei decreti legge da parte del Governo. La legge fu infatti approvata sottoforma di decreto, e inserita in un mega provvedimento che si occupava anche della “sicurezza” e del “finanziamento” delle Olimpiadi invernali svoltesi quell’anno a Torino (e su cui fu messo pure la fiducia). In questo senso, la legge non è stata abrogata per il suo pur discusso contenuto, ma per il metodo con cui fu approvata.
La cancellazione della Fini-Giovanardi ha come effetto la reviviscenza di quella precedente, la cosiddetta Iervolino-Vassalli, approvata nel 1990 e poi modificata numerose volte nel corso degli anni (anche da un referendum promosso dai Radicali nel 1993).

Cosa diceva la Fini-Giovanardi

La legge Fini-Giovanardi aveva sostanzialmente equiparato le droghe leggere a quelle pesanti, abolendone la differenza a norma di legge. Aveva inoltre inasprito le pene per i vari reati connessi alla droga: spaccio, produzione, consumo personale. Per quest’ultimo, i limiti erano stati fissati dal ministero della salute per ciascuna sostanza, ed erano piuttosto bassi: per esempio per la cannabis era di pochissimi grammi (500 milligrammi di principio attivo, circa 5 o 6 grammi lordi).
La legge Fini-Giovanardi prevedeva da 6 a 20 anni di carcere per il traffico e lo spaccio di droghe, senza fare differenze tra la marijuana e le sostanze più pesanti (cocaina, eroina…). Per questo motivo era una legge molto criticata, ed è ritenuta una delle principali responsabili del sovraffollamento carcerario di cui si è discusso molto negli ultimi anni (ne riparliamo tra poco).

Cosa dice la vecchia (nuova) legge

Come detto, la legge tornata in vigore è quella valida fino al momento dell’approvazione della Fini-Giovanardi: la Iervolino-Vassalli così come modificata da un referendum del 1993.
La legge prevede che il consumo per uso personale di droghe (sia leggere che pesanti) sia illecito, ma prevede sanzioni di stampo sostanzialmente amministrativo (ritiro della patente, del porto d’armi, sospensione del passaporto, eccetera), e mai il carcere.
Per quel che riguarda lo spaccio e la produzione, la legge punisce in modo differenziato e graduale a seconda della quantità e della tipologia (fino a 6 anni per le droghe leggere, fino a 20 per quelle pesanti), e prevede forme di affidamento in comunità per pene fino a 4 anni di carcere.

Il problema dei carcerati

La legge Fini-Giovanardi è ritenuta una delle pricipali responsabili del sovraffollamento carcerario, a causa dell’eccessiva severità e sproporzionatezza delle pene previste a fronte di forme di spaccio anche di piccola entità.
Sorge dunque il problema di cosa fare dei numerosi carcerati puniti in questi ultimi 8 anni con una legge incostituzionale. Ci sono circa 24 mila detenuti (tra condannati in via definitiva o in attesa di giudizio) che sono stati puniti con la vecchia legge. Di questi parecchie migliaia potrebbero avere diritto ad una revisione della pena (o incidente di esecuzione) alla luce dei recenti avvenimenti e uscire di prigione. Alcuni hanno per questo motivo sostenuto che l’atto della Consulta agirà come un sostanziale provvedimento “svuotacarceri”, da sommarsi a quello già previsto dal governo Letta.